Politiche per ricerca e università: arrivano i conti ottobre 5, 2008
Inviato da Nantas in : Economia, poli-schifo, ricerca e scienza , trackbackMarco, un mio amico, è iscritto alla mailing list dell’Osservatorio Ricerca. Il messaggio di ieri contiene un simpatico resoconto delle politiche per la ricerca dell’attuale governo italiano. Eccolo in versione quasi integrale; grassetti e faccine sono sue, giusto per dire che cosa mi sembra più grave, nella desolazione generale…
Le politiche Berlusconi-Tremonti-Brunetta-Gelmini su Università e Ricerca presentano il conto al paese e determinano una prospettiva di futuro per l’Italia fuori dagli accordi di Lisbona, ossia fuori dalla strategia europea che ha individuato nella conoscenza il fulcro centrale del nuovo sviluppo sociale.
Riportiamo di seguito la lista dei drammatici interventi del Governo (era difficile prevedere in così pochi mesi la messa in atto di un progetto così disastroso, privo di qualunque indirizzo proveniente da una seria valutazione del sistema Università e Ricerca e senza nessuna trasparenza e confronto):
1) Il finanziamento dell’abolizione dell’ICI sulla prima casa per le famiglie con redditi alti (per quelle con bassi redditi era già stata abolita dalla finanziaria 2008 del Governo Prodi), si basa tra gli altri sul decreto legge n. 93/2008 che ridurrà ogni anno (fino al 2013) di 467 milioni di euro il fondo statale di finanziamento ordinario delle università (taglio del 6% totale del fondo che però grava essenzialmente sulla parte comprimibile (13%): manutenzioni, utenze, etc);
2) la legge n. 133/08 comporta una riduzione del turn-over al 20% per le università (su 5 che vanno in pensione 1 solo verrà assunto) nel periodo 2009-2013 con la seguente riduzione di finanziamento (-64 milioni-euro nel 2009, -190 milioni-euro nel 2010, -316 milioni-euro nel 2011, -417 milioni-euro nel 2012, -455 milioni-euro nel 2013). Per gli EPR si avrà una riduzione del 20% nel 2009 mentre dal 2010 al 2013 ogni unità di personale che esce potrà essere sostituita da una sola unità personale in entrata e non in base al valore economico “liberato” (un dirigente di ricerca libera un valore economico che corrisponde a più unità di personale al primo impiego).
Sommando i soli tagli all’università provenienti da ICI e turn-over si ha che nel quinquennio 2009-2013 ci sarà una riduzione di quasi 4 miliardi di euro … [snip]
3) Nella legge n. 133/08 viene inserita una norma che concede la possibilità alle università italiane di trasformarsi in fondazioni private. Sono del tutto evidenti i rischi per l’autonomia degli atenei e dei docenti oltre che per quei settori e ambiti di ricerca che non sono appetibili sul piano economico.
Di fatto il combinato disposto taglio indiscriminato delle risorse e possibilità di trasformazione in fondazione privata rischia di modificare il sistema universitario nazionale in un sistema di formazione estremamente debole e con accessi differenziati in base al censo. Inoltre, senza alcun riferimento alla valutazione si selezioneranno le sedi universitarie non sulla base del loro valore didattico e scientifico ma in ragione della diversità del contesto socio economico in cui operano.
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4) la legge 133/2008 prevede, anche per gli enti di ricerca come per le altre amministrazioni dello Stato, una riduzione della pianta organica pari almeno al 10%: questo implica per quegli enti che hanno la pianta organica al completo un gravissimo problema di blocco, aggiuntivo a quello del turn-over.
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Il quadro che emerge è chiarissimo:
- Tagli economici insopportabili per un settore già in grave sofferenza e del tutto sottovalutato rispetto a quanto sta succedendo nel resto del mondo negli ultimi 15 anni. Tagli oltretutto del tutto indiscriminati, alla faccia di tutte le discussioni su merito e promozione delle eccellenze.
- Abbandono delle risorse più pregiate di cui un paese oggi può godere: i giovani di talento nella ricerca scientifica. Non è un caso che in tutto il mondo i nostri giovani trovino rapidamente collocazione e si inseriscano a livelli qualificati.
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Come suggerisce Tommaso, lo scienziato è una specie in via di estinzione in Italia. Adieu.
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