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	<title>Alla ricerca del Bosone perduto</title>
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	<description>Divagazioni di una mente giovane ma antica</description>
	<pubDate>Wed, 21 Jan 2009 21:02:18 +0000</pubDate>
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		<title>Il testo integrale del discorso inaugurale di Barack Obama come presidente degli Stati Uniti d’America.</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jan 2009 21:02:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Rimettiamoci al lavoro insieme per ricostruire una grande America
di BARACK OBAMA
OGGI mi trovo di fronte a voi, umile per il compito che ci aspetta, grato per la fiducia che mi avete accordato, cosciente dei sacrifici compiuti dai nostri avi. Ringrazio il presidente Bush per il servizio reso alla nostra nazione, e per la generosità e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Rimettiamoci al lavoro insieme per ricostruire una grande America</strong></p>
<p>di BARACK OBAMA</p>
<p>OGGI mi trovo di fronte a voi, umile per il compito che ci aspetta, grato per la fiducia che mi avete accordato, cosciente dei sacrifici compiuti dai nostri avi. Ringrazio il presidente Bush per il servizio reso alla nostra nazione, e per la generosità e la cooperazione che ha mostrato durante questa transizione.<br />
Quarantaquattro americani hanno pronunciato il giuramento presidenziale. Queste parole sono risuonate in tempi di alte maree di prosperità e di calme acque di pace. Ma spesso il giuramento è stato pronunciato nel mezzo di nubi tempestose e di uragani violenti. In quei momenti, l’America è andata avanti non solo grazie alla bravura o alla capacità visionaria di coloro che ricoprivano gli incarichi più alti, ma grazie al fatto che Noi, il Popolo, siamo rimasti fedeli agli ideali dei nostri antenati e alle nostre carte fondamentali.<br />
Così è stato finora. Così deve essere per questa generazione di americani.<br />
E’ ormai ben chiaro che ci troviamo nel mezzo di una crisi. La nostra nazione è in guerra contro una rete di violenza e di odio che arriva lontano. La nostra economia si è fortemente indebolita, conseguenza della grettezza e dell’irresponsabilità di alcuni, ma anche della nostra collettiva incapacità di compiere scelte difficili e preparare la nostra nazione per una nuova era. C’è chi ha perso la casa. Sono stati cancellati posti di lavoro. Imprese sono sparite. Il nostro servizio sanitario è troppo costoso. Le nostre scuole perdono troppi giovani. E ogni giorno porta nuove prove del fatto che il modo in cui usiamo le risorse energetiche rafforza i nostri avversari e minaccia il nostro pianeta.<br />
Questi sono gli indicatori della crisi, soggetti ad analisi statistiche e dati. Meno misurabile ma non meno profonda invece è la perdita di fiducia che attraversa la nostra terra - un timore fastidioso che il declino americano sia inevitabile e la prossima generazione debba avere aspettative più basse.<br />
Oggi vi dico che le sfide che abbiamo di fronte sono reali. Sono serie e sono numerose. Affrontarle non sarà cosa facile né rapida. Ma America, sappilo: le affronteremo.<br />
Oggi siamo riuniti qui perché abbiamo scelto la speranza rispetto alla paura, l’unità degli intenti rispetto al conflitto e alla discordia.<br />
Oggi siamo qui per proclamare la fine delle recriminazioni meschine e delle false promesse, dei dogmi stanchi, che troppo a lungo hanno strangolato la nostra politica.<br />
Siamo ancora una nazione giovane, ma - come dicono le Scritture - è arrivato il momento di mettere da parte gli infantilismi. E’ venuto il momento di riaffermare il nostro spirito tenace, di scegliere la nostra storia migliore, di portare avanti quel dono prezioso, l’idea nobile, passata di generazione in generazione: la promessa divina che tutti siamo uguali, tutti siamo liberi e tutti meritiamo una possibilità di perseguire la felicità in tutta la sua pienezza.<br />
Nel riaffermare la grandezza della nostra nazione, ci rendiamo conto che la grandezza non è mai scontata. Bisogna guadagnarsela. Il nostro viaggio non è mai stato fatto di scorciatoie, non ci siamo mai accontentati. Non è mai stato un sentiero per incerti, per quelli che preferiscono il divertimento al lavoro, o che cercano solo i piaceri dei ricchi e la fama.<br />
Sono stati invece coloro che hanno saputo osare, che hanno agito, coloro che hanno creato cose - alcuni celebrati, ma più spesso uomini e donne rimasti oscuri nel loro lavoro, che hanno portato avanti il lungo, accidentato cammino verso la prosperità e la libertà.<span id="more-36"></span><br />
Per noi, hanno messo in valigia quel poco che possedevano e hanno attraversato gli oceani in cerca di una nuova vita.<br />
Per noi, hanno faticato in aziende che li sfruttavano e si sono stabiliti nell’Ovest. Hanno sopportato la frusta e arato la terra dura.Per noi, hanno combattuto e sono morti, in posti come Concord e Gettysburg; in Normandia e a Khe Sahn.Questi uomini e donne hanno lottato e si sono sacrificati e hanno lavorato finché le loro mani sono diventate ruvide per permettere a noi di vivere una vita migliore. Hanno visto nell’America qualcosa di più grande che una somma delle nostre ambizioni individuali; più grande di tutte le differenze di nascita, censo o fazione.<br />
Questo è il viaggio che continuiamo oggi. Rimaniamo la nazione più prospera, più potente della Terra. I nostri lavoratori non sono meno produttivi rispetto a quando è cominciata la crisi. Le nostre menti non sono meno inventive, i nostri beni e servizi non meno necessari di quanto lo fossero la settimana scorsa, o il mese scorso o l’anno scorso. Le nostre capacità rimangono inalterate. Ma è di certo passato il tempo dell’immobilismo, della protezione di interessi ristretti e del rinvio di decisioni spiacevoli. A partire da oggi, dobbiamo rialzarci, toglierci di dosso la polvere, e ricominciare il lavoro della ricostruzione dell’America.<br />
Perché ovunque volgiamo lo sguardo, c’è lavoro da fare. Lo stato dell’economia richiede un’azione, forte e rapida, e noi agiremo - non solo per creare nuovi posti di lavoro, ma per gettare le nuova fondamenta della crescita.<br />
Costruiremo le strade e i ponti, le reti elettriche e le linee digitali che alimentano i nostri commerci e ci legano gli uni agli altri. Restituiremo alla scienza il suo giusto posto e maneggeremo le meraviglie della tecnologia in modo da risollevare la qualità dell’assistenza sanitaria e abbassarne i costi.<br />
Imbriglieremo il sole e i venti e il suolo per alimentare le nostre auto e mandare avanti le nostre fabbriche.E trasformeremo le nostre scuole, i college e le università per venire incontro alle esigenze dei tempi nuovi. Possiamo farcela. E lo faremo.<br />
Ora, ci sono alcuni che contestano le dimensioni delle nostre ambizioni - pensando che il nostro sistema non può tollerare troppi grandi progetti. Costoro hanno corta memoria. Perché dimenticano quel che questo paese ha già fatto. Quel che uomini e donne possono ottenere quando l’immaginazione si unisce alla volontà comune, e la necessità al coraggio.<br />
Quel che i cinici non riescono a capire è che il terreno gli è scivolato sotto i piedi. Gli argomenti politici stantii che ci hanno consumato tanto a lungo non sono più applicabili. La domanda che formuliamo oggi non è se il nostro governo sia troppo grande o troppo piccolo, ma se funzioni o meno - se aiuti le famiglie a trovare un lavoro decentemente pagato, cure accessibili, una pensione degna. Laddove la risposta sia positiva, noi intendiamo andare avanti. Dove sia negativa, metteremo fine a quelle politiche. E coloro che gestiscono i soldi della collettività saranno chiamati a risponderne, affinché spendano in modo saggio, riformino le cattive abitudini, e facciano i loro affari alla luce del sole - perché solo allora potremo restaurare la vitale fiducia tra il popolo e il suo governo.<br />
La questione di fronte a noi non è se il mercato sia una forza del bene o del male. Il suo potere di generare benessere ed espandere la libertà è rimasto intatto. Ma la crisi ci ricorda che senza un occhio rigoroso, il mercato può andare fuori controllo e la nazione non può prosperare a lungo quando il mercato favorisce solo i già ricchi. Il successo della nostra economia è sempre dipeso non solo dalle dimensioni del nostro Pil, ma dall’ampiezza della nostra prosperità, dalla nostra capacità di estendere le opportunità per tutti coloro che abbiano volontà - non per fare beneficenza ma perché è la strada più sicura per il nostro bene comune.<br />
Quanto alla nostra difesa comune, noi respingiamo come falsa la scelta tra sicurezza e ideali. I nostri Padri Fondatori, messi di fronte a pericoli che noi a mala pena riusciamo a immaginare, hanno stilato una carta che garantisca l’autorità della legge e i diritti dell’individuo, una carta che si è espansa con il sangue delle generazioni. Quegli ideali illuminano ancora il mondo, e noi non vi rinunceremo in nome di qualche espediente. E così, per tutti i popoli e i governi che ci guardano oggi, dalle più grandi capitali al piccolo villaggio dove è nato mio padre: sappiate che l’America è amica di ogni nazione e di ogni uomo, donna e bambino che sia alla ricerca di un futuro di pace e dignità, e che noi siamo pronti ad aprire la strada ancora una volta.<br />
Ricordiamoci che le precedenti generazioni hanno sgominato il fascismo e il comunismo non solo con i missili e i carriarmati, ma con alleanze solide e convinzioni tenaci. Hanno capito che il nostro potere da solo non può proteggerci, né ci autorizza a fare come più ci aggrada. Al contrario, sapevano che il nostro potere cresce quanto più lo si usa con prudenza. La nostra sicurezza emana dalla giustezza della nostra causa, dalla forza del nostro esempio, dalle qualità dell’umiltà e del ritegno.<br />
Noi siamo i custodi di questa eredità. Guidati ancora una volta dai principi, possiamo affrontare le nuove minacce che richiederanno sforzi ancora maggiori - una cooperazione e comprensione ancora maggiori tra le nazioni. Cominceremo a lasciare responsabilmente l’Iraq alla sua gente, e a forgiare una pace duramente guadagnata in Afghanistan. Con i vecchi amici e i vecchi nemici, lavoreremo senza sosta per diminuire la minaccia nucleare, e respingere lo spettro di un pianeta che si surriscalda. Non chiederemo scusa per il nostro stile di vita, né ci batteremo in sua difesa. E a coloro che cercano di raggiungere i propri obiettivi creando terrore e massacrando gli innocenti, noi diciamo adesso che il nostro spirito è più forte e non può essere infranto. Voi non ci sopravviverete, e noi vi sconfiggeremo.<br />
Perché noi sappiamo che il nostro retaggio “a patchwork” è una forza e non una debolezza. Noi siamo una nazione di cristiani e musulmani, ebrei e induisti e non credenti. Noi siamo formati da ciascun linguaggio e cultura disegnata in ogni angolo di questa Terra; e poiché abbiamo assaggiato l’amaro sapore della Guerra civile e della segregazione razziale e siamo emersi da quell’oscuro capitolo più forti e più uniti, noi non possiamo far altro che credere che i vecchi odi prima o poi passeranno, che le linee tribali saranno presto dissolte, che se il mondo si è rimpicciolito, la nostra comune umanità dovrà riscoprire se stessa; e che l’America deve giocare il suo ruolo nel far entrare il mondo in una nuova era di pace.<br />
Per il mondo musulmano noi indichiamo una nuova strada, basata sul reciproco interesse e sul mutuo rispetto. A quei leader in giro per il mondo che cercano di fomentare conflitti o scaricano sull’Occidente i mali delle loro società - sappiate che i vostri popoli vi giudicheranno su quello che sapete costruire, non su quello che distruggete. A quelli che arrivano al potere attraverso la corruzione e la disonestà e mettendo a tacere il dissenso, sappiate che siete dalla parte sbagliata della Storia; ma che vi tenderemo la mano se sarete pronti ad aprire il vostro pugno.<br />
Alla gente delle nazioni povere, noi promettiamo di lavorare insieme per far fiorire le vostre campagne e per pulire i vostri corsi d’acqua; per nutrire i corpi e le menti affamate. E a quelle nazioni, come la nostra. che godono di una relativa ricchezza, noi diciamo che non si può più sopportare l’indifferenza verso chi soffre fuori dai nostri confini; né noi possiamo continuare a consumare le risorse del mondo senza considerare gli effetti. Perché il mondo è cambiato e noi dobbiamo cambiare con esso.<br />
Se consideriamo la strada che si apre davanti a noi, noi dobbiamo ricordare con umile gratitudine quegli americani coraggiosi che, proprio in queste ore, controllano lontani deserti e montagne. Essi hanno qualcosa da dirci oggi, proprio come gli eroi caduti che giacciono ad Arlington mormorano attraverso il tempo. Noi li onoriamo non solo perché sono i guardiani della nostra libertà, ma perché essi incarnano lo spirito di servizio: una volontà di trovare significato in qualcosa più grande di loro. In questo momento - un momento che definirà una generazione - è precisamente questo lo spirito che deve abitare in tutti noi.<br />
Per tanto che un governo possa e debba fare, alla fine è sulla fede e la determinazione del popolo americano che questa nazione si fonda. E’ la gentilezza nell’accogliere uno straniero quando gli argini si rompono, la generosità dei lavoratori che preferiscono tagliare il proprio orario di lavoro piuttosto che vedere un amico perdere il posto, che ci hanno guidato nei nostri momenti più oscuri. E’ il coraggio dei vigili del fuoco nel precipitarsi in una scala invasa dal fumo, ma anche la volontà di un genitore di nutrire il proprio figlio, che alla fine decidono del nostro destino.<br />
Forse le nostre sfide sono nuove. Gli strumenti con cui le affrontiamo forse sono nuovi. Ma i valori da cui dipende il nostro successo - lavoro duro e onestà, coraggio e fair play, tolleranza e curiosità, lealtà e patriottismo - tutto questo è vecchio. Sono cose vere. Sono state la forza tranquilla del progresso nel corso di tutta la nostra storia. Quel che è necessario ora è un ritorno a queste verità. Quel che ci viene chiesto è una nuova era di responsabilità - il riconoscimento, da parte di ogni americano, che abbiamo un dovere verso noi stessi, la nostra nazione, il mondo, doveri che non dobbiamo accettare mugugnando ma abbracciare con gioia, fermi nella consapevolezza che non c’è nulla di più soddisfacente per lo spirito, così importante per la definizione del carattere, che darsi completamente per una causa difficile.<br />
Questo è il prezzo e la promessa della cittadinanza.<br />
Questa è la fonte della nostra fiducia - la consapevolezza che Dio ci ha chiamato a forgiare un destino incerto.<br />
Questo è il significato della nostra libertà e del nostro credo - perché uomini, donne e bambini di ogni razza e di ogni fede possono unirsi nella festa in questo Mall magnifico, e perché un uomo il cui padre meno di sessanta anni fa non avrebbe neanche potuto essere servito in un ristorante ora può trovarsi di fronte a voi per pronunciare il giuramento più sacro di tutti.<br />
Perciò diamo a questa giornata il segno della memoria, di chi siamo e di quanta strada abbiamo fatto. Nell’anno in cui l’America è nata, nel più freddo dei mesi, una piccola banda di patrioti rannicchiati intorno a falò morenti sulle rive di un fiume ghiacciato. La capitale era stata abbandonata. Il nemico avanzava. La neve era macchiata di sangue. Nel momento in cui l’esito della nostra rivoluzione era in dubbio come non mai, il padre della nostra nazione ordinò che si leggessero queste parole al popolo:<br />
“Che si dica al futuro del mondo… che nel profondo dell’inverno, quando possono sopravvivere solo la speranza e la virtù… Che la città e la campagna, allarmate da un pericolo comune, si sono unite per affrontarlo”.<br />
America. Di fronte ai nostri pericoli comuni, in questo inverno dei nostri stenti, ricordiamo queste parole senza tempo. Con speranza e virtù, affrontiamo con coraggio le correnti ghiacciate, e sopportiamo quel che le tempeste ci porteranno. Facciamo sì che i figli dei nostri figli dicano che quando siamo stati messi alla prova non abbiamo permesso che questo viaggio finisse, che non abbiamo voltato le spalle e non siamo caduti. E con gli occhi fissi sull’orizzonte e la grazia di Dio su di noi, abbiamo portato avanti il grande dono della libertà e l’abbiamo consegnato intatto alle generazioni future.<br />
(LA  REPUBBLICA 20 gennaio 2009)</p>
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		<title>Una svolta?! Forse&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jan 2009 20:45:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[The Party of Century!!! E&#8217; così che inizia la festa dell&#8217;Inauguration day, la festa che celebra e ufficializza l&#8217;elezione del neo-presidente degli USA. Subito dopo c&#8217;è il fantomatico Kanie West, il quale inizia con disinvoltura a cantare in onore di Barack con più di 7.000 persone che gridano a tutta voce Obama! Obama! La linea [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>The Party of Century!!!</em> E&#8217; così che inizia la festa dell&#8217;Inauguration day, la festa che celebra e ufficializza l&#8217;elezione del neo-presidente degli USA. Subito dopo c&#8217;è il fantomatico Kanie West, il quale inizia con disinvoltura a cantare in onore di Barack con più di 7.000 persone che gridano a tutta voce <em>Obama! Obama!</em> La linea viene passata a vari inviati che commentano da città di vari stati americani come da quella sera inizierà una nuova era&#8230; Eppure questa era parte molto male<em>&#8230;.</em> Ma ecco che si vede spuntare da sopra il palco Obama, pardon, il Presidente Obama, che inizia a parlare dicendo: <em>Imagine a young people of America, Image a your America.</em></p>
<p>Va bene&#8230; sto cercando di immaginare un&#8217;america migliore&#8230; ma n0n ci riesco&#8230; vedo solo una foto sfuocata di un popolo diviso, troppo diviso ( è doveroso ricordare come alcuni stati abbiano dato una maggioranza di voti quasi assoluta a McCain) che con Obama riesce a dimostrare che può cambiare&#8230; ma in fondo non lo fa. Chissà, magari mi sbaglio&#8230; io spero di sbagliarmi&#8230;.</p>
<p>Contnuerò l&#8217;argomento nei prossimi giorni ma vi voglio lasciare con un commento: Cosa è cambiato negli ultimi 10 anni in America?</p>
<p><strong>See you</strong></p>
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		<title>Si ricomincia!</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jan 2009 12:18:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nantas</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Eh si.. questo periodo è stato un po&#8217; traballante ma per certi versi anche risolutivo&#8230; ho mollato alcune cose ed ho finito altre; delle cose stanno per ricominciare -anche grazie al mio nuovo MacBook di cui parlerò prossimamente-, cose come questo blog.Come al solito non ho la più pallida idea di cosa farò nè di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Eh si.. questo periodo è stato un po&#8217; traballante ma per certi versi anche risolutivo&#8230; ho mollato alcune cose ed ho finito altre; delle cose stanno per ricominciare -anche grazie al mio nuovo MacBook di cui parlerò prossimamente-, cose come questo blog.Come al solito non ho la più pallida idea di <em>cosa</em> farò nè di <em>come</em> la farò ma, una cosa è certa,<em> qualcosa</em> farò.</p>
<p>Ed ora vi lascio ai miei articoli. Mi raccomando: state attenti perchè la pazzia che fuoriuiscirà dalle mie parole contagerà anche voi ;D</p>
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		<title>Sciopero! E così sia&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Oct 2008 10:04:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Oggi è per me una giornata di sciopero. Sono stanco ed irritato per tutta la storia della riforma spacca-maroni/università ma, visto che ogni tanto La repubblica ne dice di cose vere vi lascio aquesto interessante articolo che dimostra quanto gli studenti possono fare da soli se Incazzati sul serio.
Occupata l&#8217;università di Torino
Gelmini: &#8220;Dal &#8216;68 solo danni&#8221;
Veltroni: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi è per me una giornata di sciopero. Sono stanco ed irritato per tutta la storia della riforma spacca-maroni/università ma, visto che ogni tanto <a href="http://www.repubblica.it">La repubblica</a><a href="http://www.repubblica.it"></a> ne dice di cose vere vi lascio aquesto interessante articolo che dimostra quanto gli studenti possono fare da soli se Incazzati sul serio.</p>
<blockquote><p>Occupata l&#8217;università di Torino<br />
Gelmini: &#8220;Dal &#8216;68 solo danni&#8221;<br />
Veltroni: &#8220;Governo ritiri il decreto e riveda i tagli imposti dalla Finanziaria&#8221;</p>
<p>Occupata l&#8217;università di Torino Gelmini: &#8220;Dal &#8216;68 solo danni&#8221;<br />
TORINO - Atenei autogestiti, assemblee, lezioni per la strada. Dopo i cortei di ieri e gli scontri a Milano con la Polizia, la protesta contro la riforma Gelmini prosegue. Da ieri sera Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche torinesi, è stato occupato dagli studenti.</p>
<p>Le lezioni, al momento, proseguono regolarmente, ma all&#8217;aperto &#8220;per dare visibilità alla protesta&#8221;. Gli studenti chiedono la sospensione della didattica dal 28 al 30 ottobre &#8220;per favorire la massima partecipazione in occasione dell&#8217;attesa visita martedì del ministro Gelmini a Torino e dello sciopero generale della scuola&#8221;.</p>
<p>Occupazioni anche a Roma. Dopo il liceo Nomentano, blocchi ai licei Azzarita e Genovesi mentre si stanno organizzando cortei nel quartiere Talenti e Ponte Milvio a cui è annunciata la partecipazione di 4 mila studenti. Al Liceo Russell, Azione studentesca ha esposto striscioni e gridato nei megafoni slogan di protesta: &#8220;Basta professori incompetenti e più potere agli studenti&#8221;.</p>
<p>Il ministro dell&#8217;istruzione Mariastella Gelmini grida contro la &#8220;strumentalizzazione politica&#8221;. In un&#8217;intervista al periodico dell&#8217;Agesc, l&#8217;Associazione genitori scuole cattoliche Atempopieno, afferma: &#8220;Oggi non si fa altro che parlare di scuola ma quello che più mi preoccupa è che troppo spesso si faccia della scuola una mera strumentalizzazione politica&#8221;. Attacca anche il &#8216;68 il ministro: &#8221;Sono convinta che il &#8216;68 abbia provocato ingenti danni alla scuola, danni che devono essere assolutamente riparati. E&#8217; fondamentale<br />
ridare all&#8217;istituzione scuola responsabilità, gerarchia, rispetto dell&#8217;autorità e dell&#8217;autorevolezza. E&#8217; questo l&#8217;impegno mio e del governo tutto&#8221;.</p>
<p>Dall&#8217;opposizione si alza la voce di Walter Veltroni che chiede al governo di ritrare il decreto Gelmini. &#8220;Alle proteste così ampie e diffuse contro la riforma della scuola - ha detto il segretario del Pd - il governo dovrebbe ritirare il decreto Gelmini e le misure con i tagli alla scuola e all&#8217;università. Vanno rimodulati i costi, ma ogni euro recuperato dal taglio di sprechi deve rimanere nella scuola&#8221;.</p></blockquote>
<p><strong>Edit:</strong> Quasi mi dimenticavo: Se al Ministro Gelmini non le è piaciuto il movimento del &#8216;68 vedrà quello che combineremo adesso.<br />
Donna avvisata, Mezza <strong>ammmazzata.</strong></p>
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		<title>Il pianto dell&#8217;istruzione</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Oct 2008 18:16:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nantas</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Leggetevi questa lettera, è illuminante. Io sinceramente ho una rabbia di quelle che, se rilasciate, potrebbero distruggere tutto Montecitorio; ma, purtroppo, non sono il tipo da distruggere tutto quindi vi prego, scioperate! Fatelo per la vostra Italia!

Lettera di una studentessa
«Ecco come i tagli del governo
condannano a morte l&#8217;Università»
«Penalizzati i giovani e le menti migliori, licenziati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Leggetevi questa lettera, è illuminante. Io sinceramente ho una rabbia di quelle che, se rilasciate, potrebbero distruggere tutto Montecitorio; ma, purtroppo, non sono il tipo da distruggere tutto quindi vi prego, scioperate! Fatelo per la vostra Italia!</p>
<blockquote>
<h3>Lettera di una studentessa</h3>
<h1>«Ecco come i tagli del governo<br />
condannano a morte l&#8217;Università»</h1>
<h2>«Penalizzati i giovani e le menti migliori, licenziati i precari. Si va verso una veloce privatizzazione»</h2>
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<p><strong><strong></strong></strong></p>
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<td>(Salmoirago)</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong><strong></strong>Gentili giornalisti della redazione di corriere.it, </strong><br />
sono una studentessa presso l&#8217;Università di Pisa, ho letto i vostri articoli sulle proteste studentesche e ci terrei a fare qualche precisazione in merito.Le nostre proteste non sono soltanto di solidarietà nei confronti del mondo della scuola contro il decreto Gelmini ma nascono come<strong> reazione alla nuova legge Finanziaria </strong>presentata dal ministro Tremonti, legge (già approvata nella Camera ma di prossima discussione in Senato) che sancisce una <strong>esplicita condanna a morte</strong> dell&#8217;Università pubblica. Mi spiego meglio.</p>
<p>La legge 133/2008 (conversione del DL 112/2008, che si può leggere integralmente all&#8221;indirizzo <a rel="nofollow" href="http://www.camera.it/parlam/leggi/08133l.htm" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">http://www.camera.it/parlam/leggi/08133l.htm</span></a>) prevede quanto segue:</p>
<p>- una riduzione annuale fino al 2013 del Fondo di Finanziamento Ordinario di 467 milioni di euro (taglio del 6%);<br />
- un taglio del 46% sulle spese di funzionamento;<br />
- una riduzione del turn /over al 20% per l&#8217;Università (cioè: su 5 docenti che vanno in pensione al più 1 nuovo ricercatore potrà essere assunto) nel periodo 2009-2013 (in termini finanziari -64 milioni di euro nel 2009, -190 milioni di euro nel 2010, - 316 milioni di euro nel 2011, - 417 milioni di euro nel 2012, -455 milioni di euro nel 2013);<br />
- un taglio complessivo di quasi 4 miliardi di euro in 5 anni;<br />
- l&#8217;istituzione di un percorso burocratico che permetta la trasformazione delle Università pubbliche in Istituti privati.</p>
<p><strong>Chi conosce il mondo dell&#8217;università sa che i tagli dei primi 4 punti sono tali da ridurre in ginocchio qualsiasi Università pubblica</strong>. Fra 2 anni (non dico 10 ma 2!!!) la mia Università non sarà più in grado di sostenersi economicamente: o vi sarà chiusura o privatizzazione.<br />
Cito dal documento ufficiale prodotto dalla Facoltà di Lettere e Filosofia dell&#8217;Università di Pisa (che potete leggerlo da voi sul sito del dipartimento di filosofia: <a rel="nofollow" href="http://www.fls.unipi.it/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">http://www.fls.unipi.it</span></a>):<br />
«Gli effetti combinati dell&#8217;art.49 della Legge 133/2008 (divieto di ricorrere al medesimo lavoratore con più tipologie contrattuali per periodi di servizio superiori al triennio nell&#8217;ultimo quinquennio), e del 37-bis inserito nel ddl 1441 in corso d&#8217;approvazione parlamentare, (cancellazione della procedura delle stabilizzazioni) produrranno il blocco delle forme contrattuali a tempo determinato in enti dove la frequenza di concorsi è scarsa e il licenziamento in tronco (dopo tre mesi dall&#8217;eventuale entrata in vigore del ddl 1441) di chi aveva già ricevuto garanzie dallo Stato di un percorso per andare a stabilizzare la propria attività professionale.<br />
Le misure descritte mettono a rischio il normale esercizio della didattica e della ricerca nelle università e nei centri di ricerca, aggravano il problema del numero e della media anagrafica del personale, tradiscono gli accordi europei e il dettato costituzionale sulla necessità della natura pubblica dell&#8217;istruzione, compresa quella universitaria».</p>
<p><strong>Noi vogliamo che il diritto allo studio resti un diritto di tutti (e non solo dei cittadini più abbienti!)</strong>. Non possiamo tollerare una legge che è dichiaratamente contro i giovani (al massimo 1 assunzione ogni 5 pensionamenti!), che di fatto è una condanna all&#8217;esilio all&#8217;estero per le nostre menti migliori e risolve il problema del precariato licenziando i precari. È per questo che gli studenti universitari di Pisa e del resto d&#8217;Italia stanno manifestando e protestando.</p>
<p>Non so se vi risultino chiare le conseguenze della combinazione legge Tremonti-decreto Gelmini, attingo alla mia vicenda personale per farvi un esempio:</p>
<p><strong>io ho 24 anni, a 19 anni ho vinto una borsa di studio per &#8220;giovani talenti&#8221;</strong> bandita dall&#8217;<a rel="nofollow" href="http://www.altamatematica.it/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Istituto nazionale di Alta matematica di Roma</span></a>, ho conseguito una laurea triennale in Matematica con il massimo dei voti, conseguirò quest&#8217;anno la Laurea Specialistica. Amo quello che studio e vorrei che il mio lavoro potesse risultare utile alla collettività. Ebbene, grazie al decreto Gelmini (chiusura delle SISS e blocco delle graduatorie scolastiche) non potrò trasmettere ai ragazzi le conoscenze che ho acquisito, grazie alla legge 133 (turn-over al 20%) mi è preclusa ogni possibilità di entrare nel mondo della ricerca in Italia. Che ne sarà di me? Se voglio rimanere a lavorare in Italia posso solo mettere la mia testa al servizio di qualche banca o di qualche produttore di software privati. Oppure alzo i tacchi e me ne vado.</p>
<p><strong>Non è solo la mia storia questa ma quella di tutti gli studenti </strong>(più di 200.000 fra le sole università di Pisa, Siena e Firenze) che in questi giorni sono in agitazione (agitazione che nel caso dell&#8217;università di Pisa dura da ben 2 settimane, come potrete notare guardando<a rel="nofollow" href="http://133.anche.no/foto/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;"> http://133.anche.no/foto/</span></a> e leggendo <a rel="nofollow" href="http://133.anche.no/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">http://133.anche.no</span></a> ).</p>
<p>Concludo questa mia lunghissima email chiedendovi di denunciare nel vostro giornale anche la nostra situazione che riteniamo pari alla vicenda della scuola quanto a gravità e ad interesse pubblico. Venite nelle università ad incontrarci!</p>
<p>Con fiducia,</p>
<p>V. D.</p></blockquote>
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		<title>La simmetria è rotta</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Oct 2008 20:04:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nantas</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Fisica a modo mio]]></category>

		<category><![CDATA[ricerca e scienza]]></category>

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		<category><![CDATA[Makoto Kobayashi]]></category>

		<category><![CDATA[nobel]]></category>

		<category><![CDATA[premi]]></category>

		<category><![CDATA[rottura]]></category>

		<category><![CDATA[rottura di simmetria]]></category>

		<category><![CDATA[Toshihide Maskawa]]></category>

		<category><![CDATA[Yoichiro Nambu]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono stati appena assegnati i premi Nobel 2008 per la fisica, che per la gioia degli astanti vanno a tre teorici legati alla fisica delle particelle: Yoichiro Nambu, Makoto Kobayashi e Toshihide Maskawa. Il tema di fondo che giustifica l’attribuzione del premio è la rottura di simmetria: Nambu prendere mezzo premio per…
la scoperta del meccanismo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono stati appena assegnati i <a href="http://nobelprize.org/nobel_prizes/physics/laureates/2008/" target="_blank">premi Nobel 2008 per la fisica</a>, che per la gioia degli astanti vanno a tre teorici legati alla fisica delle particelle: Yoichiro Nambu, Makoto Kobayashi e Toshihide Maskawa. Il tema di fondo che giustifica l’attribuzione del premio è la rottura di simmetria: Nambu prendere mezzo premio per…</p>
<blockquote><p>la scoperta del meccanismo di rottura spontanea della simmetria nella fisica subatomica</p></blockquote>
<p>Kobayashi e Maskawa invece per…</p>
<blockquote><p>la scoperta dell’origine della simmetria rotta che predice l’esistenza di almeno tre famiglie di quark</p></blockquote>
<p>Allora, volendo fare della dietrologia a buon mercato (tralasciando il fatto che i tre sono giapponesi o di origine giapponese), uno potrebbe anche chiedersi: perche a Nambu e non a <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Goldstone_boson" target="_blank">Goldstone</a>? E soprattutto, perche a <span class="h3teaser">Kobayashi e Maskawa e non al nostro <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nicola_Cabibbo" target="_blank">Nicola Cabibbo</a>? Infondo la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Matrice_CKM" target="_blank">matrice CKM</a> si chiama ben sempre con le tre iniziali, no? Persino <a href="http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/scienza_e_tecnologia/nobel-fisica-2008/nobel-fisica-2008/nobel-fisica-2008.html" target="_blank">Petronzio sembra essersela presa</a>…</span></p>
<p>Per i non fisici a cui questi nomi dicono poco o niente, consiglio la lettura delle <a href="http://nobelprize.org/nobel_prizes/physics/laureates/2008/info.pdf" target="_self">infomazioni per il pubblico</a> (solo in inglese, <em>sorry</em>) che sembrano una bella introduzione alla questione della rottura di simmetria.</p>
<p>Grazie a <a title="Marco" href="http://www.bivacco.net/marco">Marco</a> per l&#8217;articolo</p>
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		<title>Lo spot di Obama sul crack che coinvolse McCain</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Oct 2008 19:38:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nantas</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[poli-schifo]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi chiedo il perchè di questi insulsi spot&#8230;  cioè.. io patteggio per Obama ma proprio non mando giù quest&#8217;aspetto della politica.
Lo spot di Obama sul crack che coinvolse McCain
Bah&#8230;
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi chiedo il perchè di questi insulsi spot&#8230;  cioè.. io patteggio per Obama ma proprio non mando giù quest&#8217;aspetto della politica.</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=qsI_0bV2CZo">Lo spot di Obama sul crack che coinvolse McCain</a></p>
<p>Bah&#8230;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Politiche per ricerca e università: arrivano i conti</title>
		<link>http://sunpistyle.altervista.org/wordpress/6/</link>
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		<pubDate>Sun, 05 Oct 2008 14:46:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nantas</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Economia]]></category>

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		<description><![CDATA[Marco, un mio amico, è iscritto alla mailing list dell’Osservatorio Ricerca. Il messaggio di ieri contiene un simpatico resoconto delle politiche per la ricerca dell’attuale governo italiano. Eccolo in versione quasi integrale; grassetti e faccine sono sue, giusto per dire che cosa mi sembra più grave, nella desolazione generale…
Le politiche Berlusconi-Tremonti-Brunetta-Gelmini su Università e Ricerca [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.bivacco.net/marco/" target="_blank">Marco</a>, un mio amico, è iscritto alla mailing list dell’<a href="http://www.osservatorio-ricerca.it/" target="_blank">Osservatorio Ricerca.</a> Il messaggio di ieri contiene un simpatico resoconto delle politiche per la ricerca dell’attuale governo italiano. Eccolo in versione quasi integrale; grassetti e faccine sono sue, giusto per dire che cosa mi sembra più grave, nella desolazione generale…</p>
<blockquote><p>Le politiche Berlusconi-Tremonti-Brunetta-Gelmini su Università e Ricerca presentano il conto al paese e determinano una prospettiva di futuro per l’Italia fuori dagli accordi di Lisbona, ossia fuori dalla strategia europea che ha individuato <strong>nella conoscenza il fulcro centrale del nuovo sviluppo sociale</strong>. <img class="wp-smiley" src="http://www.bivacco.net/marco/wordpress/wp-includes/images/smilies/icon_sad.gif" alt=":-(" /></p>
<p>Riportiamo di seguito la lista dei drammatici interventi del Governo (era difficile prevedere in così pochi mesi la messa in atto di un progetto così disastroso, privo di qualunque indirizzo proveniente da una seria valutazione del sistema Università e Ricerca e senza nessuna trasparenza e confronto):</p>
<p>1) Il finanziamento dell’abolizione dell’ICI sulla prima casa per le famiglie con redditi alti (per quelle con bassi redditi era già stata abolita dalla finanziaria 2008 del Governo Prodi), si basa tra gli altri sul decreto legge n. 93/2008 che ridurrà ogni anno (fino al 2013) di 467 milioni di euro il fondo statale di finanziamento ordinario delle università (taglio del 6% totale del fondo che però grava essenzialmente sulla parte comprimibile (13%): manutenzioni, utenze, etc);</p>
<p>2) la legge n. 133/08 comporta una riduzione del turn-over al 20% per le università (s<strong>u 5 che vanno in pensione 1 solo verrà assunto</strong>) nel periodo 2009-2013 con la seguente riduzione di finanziamento (-64 milioni-euro nel 2009, -190 milioni-euro nel 2010, -316 milioni-euro nel 2011, -417 milioni-euro nel 2012, -455 milioni-euro nel 2013). Per gli EPR si avrà una riduzione del 20% nel 2009 mentre dal 2010 al 2013 ogni unità di personale che esce potrà essere sostituita da una sola unità personale in entrata e non in base al valore economico “liberato” (un dirigente di ricerca libera un valore economico che corrisponde a più unità di personale al primo impiego).</p>
<p>Sommando i soli tagli all’università provenienti da ICI e turn-over si ha che nel quinquennio 2009-2013 ci sarà <strong>una riduzione di quasi 4 miliardi di euro</strong> … [snip]</p>
<p>3) Nella legge n. 133/08 viene inserita una norma che concede la possibilità alle università italiane di trasformarsi in fondazioni private. Sono del tutto evidenti i <strong>rischi per l’autonomia degli atenei e dei docenti oltre che per quei settori e ambiti di ricerca che non sono appetibili sul piano economico</strong>.</p>
<p>Di fatto il combinato disposto ­ taglio indiscriminato delle risorse e possibilità di trasformazione in fondazione privata ­ rischia di <strong>modificare il sistema universitario nazionale in un sistema di formazione estremamente debole e con accessi differenziati in base al censo</strong>. Inoltre, senza alcun riferimento alla valutazione <strong>si selezioneranno le sedi universitarie non sulla base del loro valore didattico e scientifico ma in ragione della diversità del contesto socio economico in cui operano.</strong></p>
<p>[snip]</p>
<p>4) la legge 133/2008 prevede, anche per gli enti di ricerca come per le altre amministrazioni dello Stato, una <strong>riduzione della pianta organica pari almeno al 10%</strong>: questo implica per quegli enti che hanno la pianta organica al completo un gravissimo problema di blocco, <strong>aggiuntivo a quello del turn-over</strong>.</p>
<p>[snip]</p>
<p>Il quadro che emerge è chiarissimo:</p>
<p>- <strong>Tagli economici insopportabili per un settore già in grave sofferenza e del tutto sottovalutato rispetto a quanto sta succedendo nel resto del mondo negli ultimi 15 anni</strong>. Tagli oltretutto del tutto indiscriminati, alla faccia di tutte le discussioni su merito e promozione delle eccellenze.</p>
<p>- <strong>Abbandono delle risorse più pregiate di cui un paese oggi può godere: i giovani di talento nella ricerca scientifica</strong>. Non è un caso che in tutto il mondo i nostri giovani trovino rapidamente collocazione e si inseriscano a livelli qualificati.</p>
<p>[snip]</p>
<p><img class="wp-smiley" src="http://www.bivacco.net/marco/wordpress/wp-includes/images/smilies/icon_sad.gif" alt=":-(" /></p></blockquote>
<p>Come <a href="http://dorigo.wordpress.com/2008/10/02/1581/" target="_blank">suggerisce Tommaso</a>, lo scienziato è una specie in via di estinzione in Italia. <a href="http://www.cervelliinfuga.it/" target="_blank"><em>Adieu</em></a>.</p>
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		<title>E allora?</title>
		<link>http://sunpistyle.altervista.org/wordpress/e-allora/</link>
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		<pubDate>Sun, 05 Oct 2008 14:25:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nantas</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Sprazzi di vita]]></category>

		<category><![CDATA[life]]></category>

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		<description><![CDATA[Salve, mi chiamo Nantas Nardelli. Non vi illustrerò la mia vita nè i miei interessi: li capirete da soli quindi seguitemi se volete conoscermi. Gli argomenti saranno vari e tanti. VI saluto. A presto.
Nantas
P.s. Enjoy^^
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Salve, mi chiamo Nantas Nardelli. Non vi illustrerò la mia vita nè i miei interessi: li capirete da soli quindi seguitemi se volete conoscermi. Gli argomenti saranno vari e tanti. VI saluto. A presto.</p>
<p>Nantas</p>
<p>P.s. Enjoy^^</p>
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		<title>Ciao mondo!!</title>
		<link>http://sunpistyle.altervista.org/wordpress/ciao-mondo/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 Jan 2008 14:04:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nantas</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Benvenuto in WordPress. Questo &#232; il tuo primo articolo. Modificalo o cancellalo e inizia a creare il tuo blog!
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